Mo.Mo.Sy. l’algoritmo di valutazione delle aziende

La sottile linea rossa
By Fabrizio Politi
Preso atto che l’algoritmo è applicabile con pari utilità ad aziende diverse che stanno in ogni angolo del mondo, insieme al mio staff iniziamo a lavorare per aiutare il consumatore a districarsi nella nebbia di brand e marchi che le multinazionali creano investendo miliardi ogni anno e creando l’illusione della libera scelta. Decine di brand e prodotti che appartengono alla stessa azienda sembrano in competizione tra di loro ma in realtà sono affluenti dello stesso fiume. Comincia allora un lavoro durato sei mesi per raccogliere 50 mila brand di prodotto e immagini da associare alle aziende. Come si fa a spiegare a una casalinga senza grande istruzione come si può noi boicottare una grande multinazionale delle acque se non le si spiega quante etichette di acque minerali appartengono a quel gruppo? Quella signora deve poter aprire Momosy e con un solo capire quali sono tutte le acque minerali da evitare magari partendo dalle etichette della bottiglia. Momosy è nato per essere il faro che guida il consumatore nella nebbia artificiale creata ad arte da certe multinazionali. Oltre a un grande lavoro di ricerca sul web siamo andati per negozi e supermercati facendo foto sugli scaffali per essere sicuri di aver catalogato la gran parte dei prodotti in commercio. Durante la catalogazione creiamo degli schemi che spieghino tutti i gruppi con i loro brand e le loro articolate strutture. Man mano che inseriamo i dati mi accorgo che dopo alcuni giorni so riconoscere se un’azienda è rossa o verde prima ancora di vedere come è catalogata. Quindi inizio a studiare gli elementi che caratterizzano e accomunano le aziende rosse. Si tratta di aziende che riescono a eliminare almeno due terzi dei costi sostenuti dai loro concorrenti: forza lavoro (compreso l’adeguamento a norme sanitarie e di sicurezza) e tassazione. E ci riescono solo grazie al fatto che spostano la produzione in paesi sottosviluppati e trasferiscono la residenza nei paradisi fiscali (o comunque dove il fisco sta su regimi agevolati). Solo uno di questi fattori non è sufficiente a un’impresa per andare oltre la curva. Come se non bastasse questi giganti avidi creano un effetto speculativo puro: dopo aver generato montagne di utili le reinvestono nella finanza. Aumentano la loro speculazione senza reinvestire nell’economia reale. La montagna di utili generata quindi non torna verso il basso ma resta racchiusa nel vertice della piramide. Avendo una minor immobilizzazione di capitale si possono permettere azioni speculative in borsa, prezzi sotto costo, investimenti pubblicitari e marketing i possibili per altri. Classe still act commerciale Probabilmente molti di voi in questo momento stanno avanzando una legittima obiezione: aziende come Zara, Ikea, H&M ecc. in questo momento di profonda crisi recessiva mi consentono un potere d’acquisto accettabile. Fare la guerra a loro significa aumentare il gap tra varie fasce sociali. Si tratta di un’analisi accettabile ma senza lungimiranza prospettica. Perché l’azione di questi colosso erode il sistema sociale e produttivo delle nazioni. Si tratta di aziende che desertificano il sistema produttivo. Se metto sul mercato un bel costume a quattro euro, nessun concorrente che produce in Occidente sarà in grado di sostenere la concorrenza e alla lunga sarà costretto a chiudere. Di ricette per fronteggiare la crisi in questi anni ne abbiamo sentite tante: c’è che chi ha fatto appello al ritorno alla lira, abbandonando l’infausto euro. Ma dire voglio la lira perché stavo meglio è come dire che voglio la fidanzata del liceo così ringiovanisco. La vera soluzione è quella di mettere un freno all’avarizia, facendo in modo che cali l’utile netto delle aziende nocive. Bisogna partire dal presupposto che l’azienda è il mazziere, noi gli consentiamo di distribuire le carte a piacimento e poi la politica è costretta a costruire un inutile (e spesso dannoso) sistema fiscale che ristabilisca una qualche giustizia sociale. Non è cosi che otterremo risultati equi. In Italia ci sono 435 aziende fuori dalla curva Momosy, queste hanno 9 miliardi di utile netto in eccesso oppure 997 mila posti di lavoro in meno. per sta sotto la curva dovrebbero avere 15 miliardi di utile invece dei 24 miliardi che vanno solo ai soci azionisti.
Analisi del Mercato Italia: Le aziende presenti in Italia catalogate in “Rosso” dall’Algoritmo Mo.Mo.Sy. sono 435, così suddivise: o 31 sono aziende indipendenti, o 117 appartengono a 64 Gruppi italiani, o 287 appartengono a 114 Gruppi esteri. Analisi del Mercato Italia e delle 435 Aziende colpevoli di Dumping: o Fatturato annuo totale: $ 617.879.035.103,00 o Profitto totale: $ 10.633.016.914,00 o % Media dichiarata dell’Utile sul Fatturato: % 0,50 o • lo studio delle 295 aziende catalogate in Rosso presenti nel nostro Paese che fanno capo ad una Holding con sede all’estero, mostra che la differenza dei profitti sui fatturato dichiarati in Italia rispetto a quelli dichiarati nel luogo in cui vengono raccolti e pagati (solitamente in Paesi a tassazione agevolata) è del 93% a favore del luogo ad agevolazione fiscale. • • -> % MEDIA PROFIT WORLD: 13,1 • -> % MEDIA PROFIT ITA: 0,9 • • L’area rossa rappresenta la differenza tra l’Utile dichiarato in Italia e quello Registrato nella Holding, che corrisponde ad una media di 12.2, ovvero del 93%, pari a 75Miliardi l’anno elusi che sappiamo dove e come intercettare. E dunque non esiste antidoto? Tutt’altro. II potere non è nel voto che esprimo ogni cinque anni ma nei cinque euro che spendo ogni giorno. E’ del tutto inutile che per cinque anni, tutti i giorni, si accumuli denaro nelle tasche dell’uno per cento della popolazione e poi, improvvisamente, si speri col nostro voto di eleggere qualcuno che rimetta a posto gli equilibri sociali. Ma le aziende che rappresentano il cancro dell’economia, stando in cima alla piramide Momosy sono quelle che uniscono tre tipi di comportamenti: si sottraggono a due terzi di costi della concorrenza (comportamenti consentiti legali per mancanza di normative adeguate, negli ultimi 20anni governi e wto si sono preoccupati creare mercato unico senza creare normative uniche) se ne aggiunge un terzo illegale e cancerogeno: il dumping.
fabrizio politi
Le tre fasi del dumping Il dumping in italiano si chiama concorrenza sleale, non tutte le aziende che superano la curva di Momosy la fanno. C’è chi sta nell’area rossa anche senza fare dumping ma chi lo fa è il soggetto più tossico nei confronti della collettività perché oltre a drenare denaro e a sottrarlo al mercato, avviando fasi speculative, genera effetti altamente dannosi per il mercato e per i consumatori. La sua azione si sviluppa in tre fasi. Fase uno. il consumatore trova sul mercato un’offerta di prodotti similari a prezzi molto più bassi e quindi ha la percezione di aver aumentato il suo potere d’acquisto e nel breve periodo vede questo suo comportamento come un beneficio. Fase due. Dopo sette/dieci anni di queste scelte scoprirà di essere più povero. Perché le industrie locali, impossibilitate a rimanere competitive ( combattendo la guerra dei prezzi sempre più bassi) sono fallite o costrette a spostare la produzione in paesi terzi, quindi il consumatore ha perso lavoro o clienti (nel suo ristorante, nel suo negozio, nella sua bottega artigiana non entra più nessuno a causa della recessione). Quando il cittadino si accorge della spirale in cui è finito, sarà troppo tardi per tornare indietro. Fase tre. E’ quella che stiamo vivendo: è quella in cui il paese si ritrova ad avere sempre meno entrate a causa delle imprese chiuse e sempre più disoccupati da sostenere e quindi con la pressante necessità di aumentare le tasse per i pochi che ancora lavorano (imu, tasi ecc.). E cosi anche le poche imprese che riescono a lavorare, grazie all’esportazione, diventano sempre meno competitive a causa dell’insostenibile pressione fiscale che aumenta i costi della produzione all’origine mettendole sempre più fuori mercato. Oppure lo stato aumenta l’iva ampliando il divario tra le imprese virtuose e le cancerogene a vantaggio di queste ultime che colgono l’opportunità di fare campagne marketing apposite in cui promettono ai consumatori di farsi carico dell’aumento del l’iva. Possono farlo semplicemente perché la loro natura di multinazionali consente di ammortizzarlo grazie al loro processo produttivo schiacciando i concorrenti. Tipico della terza fase è che queste imprese avendo ormai eliminato la concorrenza locale, iniziano anche ad alzare i prezzi (creando linee lusso). Perché se illegale è stato possibile che si verificasse? Il wto……dichiara illegale il dumping….. Da chi e formato? l’Italia e’ rappresentata? Sentenze wto sui pannelli solari (82% dei pannelli solari è cinese) . La legge va da una parte e l’azione economica dall’altra. Nel vino (sentenza Sole 24 ore). La normativa non prevede strumenti efficaci di contrasto ( comparto europeo e non nazionale). Non è illegale vendere un prodotto a costo inferiore al costo di produzione, riesco a impedirle lo solo se dimostrò che quello che stai facendo ha creato danni al comparto a livello europeo. L’Italia non aderisce al wto, subisce il wto.
È l’Europa che tratta col wto e un problema è tale solo se riconosciuto dall’Europa. Un politico dovrebbe voler andare in Europa non a Roma, le nostre migliori forza dovrebbero essere mandate a Bruxelles. la funzione di Momosy È evidente quanto le leggi nazionali siano inefficaci a risolvere i problemi del mercato globale, mentre momosy è compatibile alla globalizzazione e all’utilizzo da parte delle imprese di paradisi fiscali e doping economici. Momosy non conosce bandiera ma calcola e controlla il rapporto tra ricchezza distribuita sul mercato globale e quella accumulata nelle mani dei soci. Se il rapporto supera determinati valori, o lo considera nocivo per il mercato e i consumatori mentre se è inferiore alla curva è ritenuto virtuoso. Basti pensare che con questo sistema di dumping, Zara negli ultimi tre anni ha aumentato il fatturato e l’utile del 30% annuo, consentendo al fondatore di diventare il terzo uomo più ricco al mondo.

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