Liberi dall’illusione del libero mercato, ma liberi di cambiare l’economia.

L’ex imprenditore Fabrizio Politi, ha speso diversi anni per studiare l’economia e i comportamenti delle aziende. Il risultato è stato un’app di utilità sociale. L’applicazione si può scaricare su smartphone e tablet ed è stato ideato per dare la possibilità a chiunque di unirci in una una rivoluzione economica globale.

Questo strumento si chiama Mo.Mo.Sy, (acronimo di Moderate Monetary System) e si basa sul sistema di rating che classifica le aziende, distinguendo quelle virtuose da quelle non virtuose. Le aziende virtuose sono quelle che, nel rispetto di una politica di concorrenza leale e pagando le tasse, migliorano la società, utilizzando i profitti non per sé o per i propri soci, ma per implementare la produzione creando nuovi posti di lavoro. Il denaro così ottenuto, non gonfia solo le tasche dei manager aziendali, ma viene redistribuito alla base sociale. Così si crea un flusso di denaro continuo e costante.

Con l’analisi della crisi e approfondendo le ragioni che l’hanno provocata, Fabrizio Politi ha lavorato alla soluzione per ottenere una distribuzione equa del denaro sul mercato globale.

Fabrizio Politi è convinto portavoce di questa causa e ha concretizzato il suo impegno nella creazione di un movimento politico di economia e società, che prende il nome “economia popolare”. L’economia popolare vuole essere il punto di incontro tra due sistemi economici agli opposti,ovvero sistema capitalistico e sistema comunista. Il termine popolare rimanda a due aspetti. Il primo: si prefigge di migliorare le condizioni di consumatori, imprenditori e imprese; il secondo: prevede collaborazione e interazione tra questi soggetti.

Gli ideali di partecipazione popolare e benefici sulla società, si possono rappresentare con lo slogan di SixthContinent ( piattaforma social on-line fondata dallo stesso Fabrizio Politi): “united we are free”, ovvero “uniti,siamo liberi”.

United we are free

fabrizio politiSicuramente ci sentiamo soggetti liberi, in tutti gli ambiti. La nostra società riconosce i nostri diritti e ha fondato le istituzioni che potessero fare si che fossero rispettati.

Ma siamo liberi anche consumatori ? O siamo soggetti passivi dell’economia ?

Secondo Fabrizio Politi, in quando consumatori non siamo liberi, perché subiamo in un certo senso l’economia e l’attività delle multinazionali.

Spesso senza rendercene conto, i nostri consumi sono guidati dalle strategie delle grandi imprese e dall’illusione della libera scelta.

Ogni volta che effettuiamo un acquisto pensiamo di scegliere anche a chi dare il nostro perché vediamo brand diversi. Spesso però ingnoriammo che decide di marchi fanno parte della stessa multinazionale.

Prendiamo come esempio la Nestlé, azienda Svizzera. Opera nel settore alimentare e in particolare nella vendita di: acqua minerale,omogenizzati, surgelati, latticini.

Ecco alcuni dei marchi.

Nella vendita dei cereali abbiamo Cheerios e Fintess; nel campo del caffè e delle bevande solubili abbiamo Nescafé, Nespresso; per l’acqua minerale Acqua Panna, Acqua Vera e San Pellegrino; nel caso di altre bevande abbiamo Beltè e Nestea. Per i prodotti freschi abbiamo la Buitoni.

Nella distribuzione dei gelati abbiamo Antica Gelateria del corso, Oreo e Motta Gelati. Per dolciumi e cioccolato abbiamo Kit Kat, Smarties, Peugina, Galak. E infine, cibo per animali: Felix, friskies e Gourmet.

Probabilmente almeno acquistiamo normalmente almeno la metà di questi prodotti senza renderci conto che i profitti vanno a finire nella stessa compagnia, specialmente quando si tratta di marchi che ci sembrano italiani (ad esempio acqua San pellegrino).

Non solo, con questi prodotti stiamo sostenendo anche organizzazioni che utilizzano manodopera schiavile. Sempre la Nesté è stata denunciata nel 2005 dall’ONH Inetrnational Labor Rights Fund proprio per questo motivi. Fu testimoniato un caso di minori trasportati dal Mali alla Costa d’Avorio per lavorare nelle piantagioni di cacao 12-14 ore al giorno gratuitamente, in condizioni di maltrattamento e mal nutrizione.

Fabrizio Politi non si schiera con le impresse che per capacità tecnologica e organizzativa riescono ad imporsi sul mercato, per queste producono con politiche economiche corrette. Anche l’espansione tramite acquisizione di alti marchi fa parte della strategia economica per ottenere più vantaggi competitivi e sbaragliare la concorrenza. L’espansione per integrazione orizzontale non si può obiettare. In alcuni casi ad esempio si stabiliscono degli accordi tra le aziende per unire tecniche e know-how per creare prodotti innovativi e aprire un altro settore di mercato.

Nel caso di multinazionali come la Nestlè ci sono fattori che non fanno assolutamente rientrare l’operato all’interno di concorrenza leale. In primo luogo abbiamo la delocalizzazione, che non solo sposta la produzione ma anche il lavoro.

Ne derivano: disoccupazione in Europa, schiavitù e sfruttamento delle risorse nei Paesi del Terzo Mondo.

In secondo luogo, il dumping. I prodotti vengono venduti nel mercato occidentale a due tre volte i costi di produzioni, a un prezzo però comunque molto inferiore rispetto alla concorrenza che produce nel mercato interno.

Secondo Fabrizio Politi il libero mercato è una cortina di fumo.

Certamente, lo Stato non deve agevolare alcune aziende piuttosto che altre, su questo siamo tutti concordi. Dall’altro lato, il mercato non si può auto-regolare solo con l’interazione fra domanda e offerta. Secondo Fabrizio Politi, “il mercato è libero quando è regolamentato”. Bisognerebbe fissare fedi prezzi minimi oltre il quale non si può scendere, così le aziende locali non si troverebbero a dover competere con aziende che producono ad esempio un costume da bagno a soli 4 euro.

Le soluzioni proposte da Fabrizio Politi

Oltre a fissare una fascia minima di prezzo, Fabrizio Politi suggerisce di modificare i valori dell’IVA. Propone di abbassare al 15% l’IVA dei prodotti realizzati in Italia e di portare al 35% quella di chi produce fuori dall’ Europa. Tuttavia, rimane un’iniziativa difficilmente applicabile perché viene vista come un ostacolo alle regole del libero mercato.

La terza soluzione costituirebbe nell’attuazione di provvedimenti anti-dumping. (In Europa sono ammessi i provvedimenti anti-dumping mentre non lo sono le misure protezionistiche)

La quarta proposta di Fabrizio Politi sarebbe la sensibilizzazione e la partecipazione di una massa critica, proprio come si parla nel progetto del movimento “economia popolare”. Sensibilizzare il consumatore per renderlo partecipe e responsabile

La sensibilazzione viene prima della responsabilizzazione perché il consumatore si deve sentire motivato quando effettua una scelta sul mercato. Si deve inserire un altro fattore nella scelta dei prodotti, non solo il prezzo o il rapporto qualità/prezzo, ma anche la politica economica delle aziende ( materie utilizzate,condizioni dei lavoratori, rispetto dell’ambiente, qualità dell’ambiente lavorativo). Inoltre per adottare un comportamento piuttosto che un altro, il consumatore deve essere stimolato dalla convenienza, cioè ai benefici immediati che porta acquistare il prodotto X (non solo vantaggi in termine di utilizzo pratico ma anche di benefici monetari ).

Se si riuscisse ad inserire un nuovo bisogno della domanda, sicuramente sarebbe preso in considerazione anche dalle aziende produttrici (si punta sempre a soddisfare il cliente in toto).

Un esempio di questo fenomeno potrebbe essere all’attenzione che alcune aziende hanno iniziato a rivolgere verso l’ambiente e l’eco- sostenibilità. Quando si è sollevato il problema dell’inquinamento del suolo e dell’aria e della deforestazione, molte aziende hanno iniziato campagne pubblicitarie per mostrare ai consumatori che producevano rispettando l’Si pensi ad esempio all’attenzione che ultimamente si sta dedicando al rispetto dell’ambiente e all’utilizzo delle risorse. Sulla base di questa tendenza molte aziende hanno attivato delle campagne per mostrare al cliente che rispettano certi parametri.

Si pensi anche alla qualità dei prodotti in relazione alla qualità delle modalità produttiva. Coop ad esempio ha iniziato una campagna sul risparmio energetico per “risparmiare l’ambiante”, oppure della sostenibilità delle carni bovine a marchio Coop.

Un altro esempio può essere il successo dell’industria dei prodotti biologici. Con la diffusione dei prodotti con OGM, i consumatori fanno sempre più attenzione alla provenienza delle materie prime all’utilizzo di pesticidi e sostanze chimici, ai processi di lavorazione.

Ormai su quasi tutti i prodotti si trova “senza OGM” ad esempio, mentre prima la dicitura non era presente perché il consumatore non era ancora consapevole dei danni. Lo stesso si potrebbe dire nell’industria della cosmesi dove si trovano spesso le scritte “senza parabeni”, “ senza paraffina” ecc…

In questo senso il consumatore è il punto di partenza della produzione e della strategia di marketing

Un’app che pone il consumatore in prima linea

Fabrizio Politi ha basato la sua app Mo.Mo.Sy (Moderate Monetary System) sul ruolo del consumatore e sul cambio delle sue micro-abitudini. Cambiare le proprie abitudini e rinunciare ai prodotti cui si è affezionati, ammette Fabrizio Politi, non è certo una cosa semplice. Ma passare da una Coca Cola ad una Pepsi può diventare più piacevole quando si riconosce che lo si sta facendo per una buona causa. Si presta benissimo in questa attitudine il motto di SixthContinent “chage, to change the economy”.

L’applicazione Mo.Mo.Sy ci permette ,in modo facile e intuitivo, di conoscere quali sono le aziende benefiche per l’economia e quali non lo sono, distinguendole con il colore verde, nel primo caso, rosso nel secondo.

Mo.Mo.Sy oltre ad essere gratuito e alla portata di tutti è anche oggettivo e verificabile. In fatti si basa su dati sicuri, in quanto sono gli stessi resi pubblici dall’azienda stessa.

L’algoritmo inventato da Fabrizio Politi profitto netto x numero di dipendenti crea la linea distintiva che separa un tipo di azienda dall’altra.

Il database al suo interno è fino ad oggi il più grande al mondo, infatti compre circa 600.000 aziende, più di 42 Paesi e 50.000 tra brand e immagini dei prodotti.

Clicca qui per guardare alcuni video sull’idea di Fabrizio Politi.

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